lunedì 31 ottobre 2016

LA SOCIETÀ MATRIARCALE BACHOFEN



Nella storia dell'antropologia, Johann BIachofen (1815-1887) è famoso soprattutto per l'opera intitolata Il diritto materno, più conosciuta come Il matriarcato, titolo che è stato dato anche alla più recente traduzione integrale italiana, apparsa nel 1988. In questo test di grande erudizione , Bachofen formula una celebre ipotesi, quela della "ginecocrazia", ovvero del potere femminile: egli sostiene infatti l'esistenza, in una fase remota della storia europea, di un'epoca di promisquità sessuale e di comunanza dei beni, in cui l'ignoranza della paternità imponeva la discendenza matrilineare e un'organizzazione sociale impernaita sull'elemento femminile e materno.  A quata fase matriarcale sarebbe poi subentrata, nelle epoche storiche successive, una fase di supremazia dell'elemento paterno, caratterizzata dal diritto posistivo, discendenza patrilineare, proprietà privata, monogamia.
E. Clemente R. Danieri Scienze Umane Paravia

venerdì 30 settembre 2016

Tommaso Campanella

Campanella e l'esaltazione della scienza e della tecnica

Al pensiero di Telesio si ispira Tommaso Campanella (nato a Stilo, in Calabria, nel 1568 e morto a Parigi nel 1639), frate domenicano che, accusato di eresia per l'adesione al naturalismo e al sensismo del filosofo cosentino, fu processato dall'inquisizione (organo istituto dalla Chiesa cattolica per indagare e punire coloro che erano sospettati di "contraddire" l'ortodossia) e trascorse in carcere molti anni  della sua tormentata esistenza. L'aspetto della sua filosofia che qui ci preme maggiormente sottolineare è la rivalutazione culturale e pedagogica della natura, tipica dell'età umanistico-rinascimentale. Campanella rigetta la cultura libresca, appellandosi all'esperienza diretta della realtà, e dichiara di aver appreso più cose dall'osservazione di un filo d'erba o di una formica che dai libri. 
D. Massaro La meraviglia delle idee Paravia

martedì 19 luglio 2016

IL MANSO

La famiglia contadina risiedeva nel manso formato dall'area recintata con la casa, gli edifici agricoli e l'orto. Il manso tuttavia indicò pure il complesso dei campi e dei prati sparsi nel territorio agricolo del villaggio e anche il diritto di uso sul collettivo sfruttamento dei boschi e delle ampie aree non coltivate. Manso dunque finì per significare l'unità di conduzione agricola adeguata alle forze produttive di una normale famiglia. Spesso pertanto non superava i due ettari di estensione sebbene ve ne fossero persino di superiori ai quaranta. I mansi maggiormente dotati di servizi, strade,  acqua, furono di solito conferiti ad agricoltori liberi e vennero perciò detti ingenuili; gli altri, più poveri e difficilmente coltivabili, furono affidati invece ai servi o agli schiavi e vennero denominati servili.
Ludovico Gatto Il feudalesimo ENewton Il Sapere

domenica 15 maggio 2016

IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE

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Fu già spiegato, che la prima e semplice affermazione della volontà di vivere non è se non l'affermazione del proprio corpo, ossia esplicazione della volontà mediante atti nel tempo, fin dove il corpo, nella sua forma e natura disposta a' suoi fini, rappresenta la stessa volontà spazialmente - e non oltre. Codesta affermazione si dimostra sotto specie di conservazione del corpo, usando a ciò tutte le forze di esso. A lei si collega direttamente la soddisfazione dello stimolo sessuale; anzi, questa appartiene a quella, in quanto i genitali al corpo appartengono. Perciò la volontaria, da nessun motivo determinata rinunzia alla soddisfazione di quello stimolo, è già un rinnegar la volontà di vivere, è una spontanea autosoppressione di esso stimolo in seguito a sopravvenuta conoscenza che agisce come quietivo: perciò tal rinnegamento del proprio corpo si presenta già come un'oppressione della volontà contro il suo proprio fenomeno.

IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE

sabato 31 ottobre 2015

L'ETÀ DI AUGUSTO: LE CAMPAGNE MILITARI E LA SCONFITTA DI TEUTOBURGO

Il principato fu un periodo relativamente pacifico dal momento che l'obiettivo di Augusto era il rafforzamento dell'autorità di Roma: quindi egli si limitò a consolidare i confini dei territori e a respingere gli attacchi dei nemici. Tuttavia, mosso dalla convinzione che il dominio romano fosse la miglior garanzia di pace e tranquillità, tra il 27 a. C. e il 9 d. C. Augusto si impegnò in alcune guerre di conquista, assoggettando tutta la zona alpina e le regioni che attualmente corrispondono alla Svizzera, l'Austria orientale, l'Ungheria occidentale e a parte della Serbia e della Bulgaria. Quando progettò di oltrepassare il Danubio ed estendere l'Impero fino al mar Baltico, sottomettendo le tribù germaniche ivi stanziate, il suo esercito venne duramente sconfitto. Infatti nel 9 d. C. tre intere legioni caddero in un'imboscata dei Germani a Teutoburgo: ventimila uomini furono accerchiati e sterminati e il loro comandante, Publio Quintilio Varo, si uccise. I Romani superstiti si ritirarono e il confine venne fissato sui fiumi Reno e Danubio. Gli storici raccontano che, quando Augusto apprese la notizia, cadde nella disperazione, aggirandosi inebetito nel suo palazzo e balbettando: "Varo, rendimi le mie legioni!".
Sul confine orientale, inoltre, restava il problema dei rapporti con i Parti, caratterizzati da un'antica inimicizia, che continuavano a rappresentare un pericolo. Augusto volle evitare uno scontro armato e si impegnò in una complicata azione diplomatica, grazie alla quale ottenne che i Parti restituissero le insegne prese a Crasso a Carre nel 53 a. C. e che  l'Armenia entrasse nella sfera di controllo dei Romani, insieme ai regni di Asia Minore, di Tracia, del Bosforo e del Ponto. La preferenza di Augusto per la diplomazia rispetto alla guerra diede inizio a una nuova era nella politica estera romana, e fu seguita da molti suoi successori.
E. Cantarella G. Guidorizzi Materia Storia 2

martedì 8 settembre 2015

CITAZIONE DELL'ARTICOLO TRATTO DA TUSCIATIMES.EU DI ENRICO PELLEGRINI SUL TEMPIO ETRUSCO DEL MONTE LANDRO (SAN LORENZO NUOVO)

SAN LORENZO NUOVO (Viterbo) – [...]
Quello che è stato messo in luce dopo quattro anni di scavo, condotti in collaborazione con il prof. Adriano Maggiani docente di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università Ca’ Foscari di Venezia e i volontari del Gruppo Archeologico Turan di San Lorenzo Nuovo, è un tempio fondato dagli Etruschi nel V secolo, ma frequentato anche dai romani e in uso fino al III secolo d.C.. [...]
 L’accesso all’area sacra era situato sul lato ovest, dove è stata individuata un’ampia superficie lastricata; sui lati settentrionali e orientale si sviluppa invece un portico riccamente decorato con lastre di terracotta decorate a rilievo edipinte. In parte all’interno e, soprattutto, all’esterno del muro orientale che forma il recinto è stata scaricata una grande quantità di materiale fittile risultante dalla distruzione dell’edificio, che sembra aver subito una radicale spoliazione degli elementi strutturali in antico, ma anche in età successive. Fra i materiali raccolti vi sono numerosi elementi che permettono di ricostruire la decorazione architettonica dell’edificio, caratterizzata dalla vivace policromia. [...]
In una fase tarda, quando ormai l’area di culto non era più in uso, accanto a quello che era stato l’ingresso monumentale, fu realizzata una larga e profonda cisterna rettangolare scavata nella roccia, con le pareti rivestite di lastre di tufo ricoperte da cocciopesto, la cui funzione specifica non è stata ancora accertata. Numerose sono state le scoperte di oggetti legati al culto, tra cui alcune basi di pietra per bronzetti, una figurina integra di devoto ammantato, ciotole e attingitoi miniaturistici. Sono stati rinvenuti, infine, alcuni oggetti che potrebbero fornire qualche indizio circa la divinità alla quale il tempio era dedicato. I numerosi pesi da telaio rimandano a una divinità femminile, mentre la lancia ad una divinità guerriera. L’associazione di questi oggetti con tre piccole clave fittili, che evocano la presenza di Hercle, potrebbe suggerire un culto a Menerva, costante protettrice dell’eroe. La presenza di un luogo di culto che si affaccia sul lago di Bolsena non è isolata nell’area, ma questo di Monte Landro rappresenta una novità per la rilevanza anche architettonica e per le numerosissime terrecotte dipinte rinvenute. [...]
Enrico Pellegrini
Sopraintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e dell’Etruria meridionale

giovedì 20 agosto 2015

PSICOLOGIA DISCORSIVA

La psicologia discorsiva viene considerata uno dei principali indirizzi della psicologia postmoderna,
espressione introdotta nei primi anni Novanta del Novecento per indicare un movimento molto eterogeneo nella psicologia contemporanea che si distingue - secondo una terminologia già propria ad altri campi come l'architettura e la letteratura - dalla psicologia moderna. Quest'ultima è tipica delle grandi scuole del primo Novecento (la psicoanalisi, il comportamentismo, ecc.) che miravano a una spiegazione esaustiva dei processi mentali e del comportamento umano in termini generali e universali (ad esempio, «la mente del bambino si sviluppa secondo tappe definite», ecc.), mentre la psicologia postmoderna rifiuta i modelli generali e universali e si concentra sullo studio di gruppi ristretti di individui, su comunità o etnie specifiche per studiarne le modalità di sviluppo e interazione altrettanto specifiche senza la pretesa di estrapolarne i risultati ad altri contesti.
L. Mecacci Fondamenti di psicologia

mercoledì 12 agosto 2015

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEL CORPO: LA COMUNICAZIONE NON VERBALE


Le mani sono strettamente collegate al cervello: Aristotele diceva che ne sono una diramazione. Con le mani realizziamo ciò che immaginiamo con la mente. Per questo cervello e mani sono considerati complementari.

Se teniamo sotto controllo una situazione affermiamo di "averla in mano"; se poi facciamo delle concessioni diciamo che siamo stati "larghi di mano" perché, invece di "restare con le mani in mano", abbiamo "posto  mano" al problema, lo abbiamo "toccato con mano" per arrivare a una soluzione.
I bambini che fin dalla tenera età usano molto le dita, ad esempio studiando strumenti musicali che richiedono grande agilità delle dita quali il pianoforte o il violino, hanno un più rapido sviluppo del cervello e un potenziamento del sistema nervoso.
Una ridotta funzionalità cerebrale tende, invece, a ridurre le abilità manuali; per questo sarebbe utile che tutte le persone anziane si dilettassero con attività manuali, proprio per combattere l'invecchiamento e conservare la lucidità mentale.
Avete presente l'immagine, a noi così conosciuta e ormai così lontana, della nonnina che lavora a maglia cullandosi su una sedia a dondolo?
alcuni studi recentissimi hanno scoperto che il dondolo non solo calma, ma si è rivelato un ottimo sostituto a molti farmaci contro il dolore, perché le oscillazioni prolungate stimolano il cervello a produrre endorfine, soppressori naturali del dolore.
A. Guglielmi Il linguaggio segreto del corpo: la comunicazione non verbale

domenica 3 maggio 2015

SCIOPERO DELLA SCUOLA 5 MAGGIO 2015!

La riforma della scuola che  sta per cadere sulla testa degli insegnanti e degli studenti italiani mina la libertà di insegnamento perché trasforma i Presidi in Padroni ed i docenti in pecore che devono abbassare la testa. Inoltre essendo i Dirigenti a scegliere i precari non in base al punteggio ma a criteri ancora sconosciuti c'è il rischio che nella scuola entri il nepotismo ed il clientelismo. Io credo che gli insegnanti costituiscano gran parte della base elettorale del PD che inspiegabilmente ha deciso di punire, di certo se passerà questa riforma io il PD non lo voterò più.

venerdì 6 febbraio 2015

CHE COSA SONO LE SCIENZE UMANE?

"Tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza", afferma il filosofo Aristotele (IV secolo a. C.) per il quale il desiderio di conoscere caratterizza il genere umano. L'essere umano stesso diventa oggetto di indagine fin dal mondo antico, basta ricordare il greco Erodoto che viaggiò nel V secolo a. C. nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo per raccogliere materiali per le sue Storie e che ci ha lasciato ampie descrizioni dei costumi dei popoli cosiddetti barbari, mostrando curiosità per la varietà delle usanze umane e per le diverse organizzazioni sociali e politiche. Egli è considerato il padre della storia, della geografia e della etnografia (descrizione dei popoli). Nel mondo greco la filosofia, cioè l'indagine razionale e critica sui fondamenti della realtà si interroga sul posto dell'uomo nel mondo e su cosa distingue l'essere umano dagli altri animali. Per il filosofo Anassagora (V secolo a. C.) "L'uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani", e Aristotele descrive la natura e le funzioni dell'anima (psiché), intesa come principio organizzatore e vivificatore del corpo.
Gli esseri umani, quindi, si sono sempre posti domande su se stessi, hanno esaminato la condizione umana, hanno ricercato e narrato le vicende degli uomini nel tempo, ma solo nella seconda metà dell'Ottocento hanno dato vita a discipline che si occupano in modo scientifico della realtà umana e che si possono chiamare con il nome collettivo di scienze umane.
S. Corradini S. Sissa Capire la realtà sociale