PEDAGOGIA NON INVASIVA

C’è solo da aggiungere che alla non-comunicabilità totale fa positivamente riscontro – e questo ha grande importanza proprio sotto il profilo educativo e pedagogico – quello specifico aspetto della non – accessibilità che è l’inviolabilità, in linea di fatto e di diritto, della persona umana, e vale a dire la legittima opposizione a pratiche di educazione e a trattamenti di “formazione” che abbiano carattere ingiustificatamente invasivo (è il proposito pratico del curare e del salvare che dà la misura della esplorazione-penetrazione nell’altro e della invasività e la giustifica, restando inteso che ogni estensione ingiustificata delle pratiche invasive configura un gravissimo illecito morale e giuridico). La stessa nozione di “umanità come fine” si tiene, a ben guardare, col presupposto dell’inviolabilità personale, collegandosi (cosa che appare assai chiara anche perché esplicitamente dichiarata da Kant) al concetto di autonomia: solo considerando ciò che invado come fine io posso legittimare “invadere”.
Alberto Granese Ermeneutica e pedagogia (studio preliminare)

Personalmente non sono d’accordo, si entra solamente dopo essere stati invitati altrimenti si cade nei metodi violenti, sono gli studenti che devono andare spontaneamente dagli insegnanti, sono gli studenti che decidono quando e come comunicare. La parola comprendere non implica necessariamente un'invasione, un entrare senza invito, non comporta il forzare la porta.
Elena

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