LA DECOSTRUZIONE E LA PSICANALISI

Decostruire le fauves

La psicanalisi è un’ulteriore matrice del quasi-concetto di différance e della decostruzione. Confronto con la psicanalisi significa per Derrida confronto con Freud innanzitutto, ma anche con Lacan, Foucoult, Nicolas Abrahm e Maria Torok.
La decostruzione ai margini del testo della filosofia torna insistentemente, diremmo sintomaticamente, sull’opera freudiana in un rapporto di rilettura che è anche riconoscimento di una filiazione: la dislocazione della topologia della psiche operata da Freud viene interpretata con la messa a fuoco delle nozioni di traccia, di Nachträglichkeit (supplementarietà), di Unheimlichkeit (inquietante estraneità), e ancora di archivio e di resistenza. Un’interpretazione radicale dei temi della traccia e dell’archivio, del resto e della resistenza psicanalitici mostra come l’economia differenziale sia costitutiva di alcuni tra gli assi portanti della teoria psicanalitica stessa: le topiche freudiane e la teoria freudiana dei principi fanno ricorso implicitamente a un pensiero del differre, spaziale e temporale al tempo stesso. I marges della metafisica della presenza attraversano anche l’opera freudiana.
Derrida dichiara esplicitamente che, in primo luogo, la decostruzione del logocentrismo non può essere interpretata come una psicanalisi della filosofia (analisi della rimozione non riuscita della scrittura) e, in secondo luogo, che scopo delle letture decostruzioniste della psicanalisi è quello di mettere in rilievo ciò che di tale tradizione deborda dalla chiusura logocentrica.
Mario Vergani Jacques Derrida

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