AUTISMO

MONDI



Freeman (1997) ha riassunto in modo efficace gli assunti su cui si basa l’attuale definizione dell’autismo:
· È una sindrome clinica (definita su base comportamentale), nonché non è stato ancora identificato un elemento oggettivo che accomuni tutti i casi dal punto di vista biomedico e perché, come altre sindromi, si caratterizza in sottotipi diversi per eziologia e trattamento;
· È un disturbo a spettro che presuppone cioè un continuum di sintomi combinati in modo anche molto diverso fra loro con livelli di gravità differenti;
· È una diagnosi in evoluzione perché, come vedremo, l’espressione dei sintomi varia a seconda dell’età e del livello di sviluppo dell’individuo affetto dal disturbo;
· È una diagnosi di tipo retrospettivo perché richiede un’attenta ricostruzione dello sviluppo dell’individuo dato che l’età di insorgenza e il tipo di manifestazioni variano da individuo a individuo;
· È un disturbo ubiquitario poiché diffuso in tutto il mondo , in tutte le razze e in tutti i tipi di famiglie;
· Si presenta spesso in associazione con altre sindromi, disordini specifici e disabilità dello sviluppo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua con l’Icd 10 (1993) una serie di criteri diagnostici per l’autismo distinguendolo dagli altri disturbi dello sviluppo che possono manifestare uno o più sintomi tra quelli descritti per l’autismo.
Tale disturbo è definito come sviluppo anormale o blocco dello stesso che avviene in un’età inferiore ai 3 anni in una delle seguenti aree:
- Linguaggio recettivo o espressivo nelle comunicazioni sociali;
- Sviluppo di relazioni sociali privilegiate o di interazioni sociali reciproche;
- Gioco funzionale o simbolico.
Devono inoltre essere almeno sei sintomi, compresi nelle tre categorie presenti:
a. Anomalie di carattere qualitativo nelle interazioni sociali reciproche:
- Inadeguatezza nell’uso dello sguardo reciproco, dell’espressione facciale, della postura e della gestualità per regolare l’interazione sociale;
- Fallimento nello sviluppo di interazioni che implichino condivisione di interessi, di attività e di emozioni con i propri pari;
- Assenza di reciprocità socio-affettiva che appare dal blocco o dall’anormalità delle risposte alle altrui emozioni; assenza di modulazione dei comportamenti di comune accordo con il contesto sociale; debole integrazione dei comportamenti sociali, affettivi e comunicativi;
- Assenza di ricerca spontanea della condivisione di attività ricreative, interessi o di risultati con altre persone (assenza di comportamenti quali il mostrare, portare o indicare oggetti ad altre persone);
b. Anomalie di carattere qualitativo nella comunicazione:
- Ritardo o totale assenza di sviluppo del linguaggio che non si accompagna a tentativi di compensazione con la gestualità;
- Relativo fallimento nell’iniziare o nel sostenere una conversazione con reciproca risposta (interchange) nella comunicazione con altre persone;
- Uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o uso idiosincratico di parole o frasi;
- Assenza della finzione spontanea e variata o del gioco sociale imitativo;
c. Insieme limitato, ripetitivo e stereotipato di comportamenti , interessi e attività:
- Preoccupazione esclusiva per uno o più interessi stereotipati e ristretti che risultano anomali in contenuto o focalizzazione, o per uno o più interessi che risultano anomali per intensità e natura circoscritta anche se non per contenuto o focalizzazione;
- Aderenza compulsiva a routine e rituali specifici e non funzionali;
- Manierismi motori stereotipati e ripetitivi che interessano le mani (battere le mani), le dita (torsione) e l’intero corpo;
- Attenzione per parti di oggetti o per elementi non funzionali dei materiali di gioco (odore, sensazione della superficie, rumore o vibrazione prodotta).
M. Zanobbi, M. C. Usai, Psicologia dell’handicap e della riabilitazione.
Topigno ha dichiarato: "La fonte è troppo datata per dare uno sguardo d'insieme obiettivo di una sindrome, della quale tanto è stato scoperto proprio negli ultimi anni:-non si parla più di disturbo ubiquitario, perché ormai è ovvio ai più che il disturbo non sia legato al contesto;-la genetica ha svolto un ruolo primario, nello studio delle cause.-la sua diagnosi non è di tipo retrospettivo, ma si basa sull'osservazione strutturata e non dell'individuo nella situazione attuale.Inoltre l'ICD-10 è si,una classificazione importante, ma non è l'unica e nemmeno "la più importante"; oggi non è pensabile omettere il DSM IV TR".
Elena: io mi astengo da ogni giudizio in quanto ignorante perchè stò iniziando a studiare ora l'autismo; se volete esprimere la vostra opinione sono disponibile a pubblicarla. (Quando mi impegno riesco ad essere diplomatica anche io ^_^).

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