PIAGET: LO SVILUPPO MENTALE DEL BAMBINO

Possiamo allora definire quali sono i meccanismi funzionali comuni ad ogni stadio. In modo del tutto generale possiamo dire (non solo confrontando ogni stadio al successivo ma ogni condotta all’interno di un qualsiasi stadio alla condotta successiva) che ogni azione – cioè ogni movimento ogni pensiero od ogni sentimento – risponde ad un bisogno. Il bambino come l’adulto non esegue alcuna azione esterna o anche totalmente interiore se non è spinto da un movente e tale movente si presenta sempre sotto forma di un bisogno (un bisogno elementare un interesse un interrogativo ecc.). Ma come ha ben dimostrato Claparède un bisogno è sempre la manifestazione di uno squilibrio: si ha bisogno quando qualche cosa al di fuori di noi o dentro di noi nella nostra struttura fisica o mentale si è modificato e quando si tratta di riadattare la condotta in funzione di questo cambiamento. La fame o la stanchezza per esempio determineranno la ricerca del nutrimento o del riposo; l’incontro con un oggetto esterno provocherà il bisogno di giocare la sua utilizzazione a fini pratici o susciterà un interrogativo un problema teorico; una parola altrui ecciterà il bisogno di imitare di simpatizzare oppure susciterà la riserva o l’opposizione poiché entra in conflitto con una nostra qualsiasi tendenza. Inversamente l’azione si conclude quando si fa soddisfazione dei bisogni cioè quando si è ristabilito l’equilibrio tra il fatto nuovo che ha provocato il bisogno e la nostra organizzazione mentale quale si presentava anteriormente ad esso. Mangiare o dormire giocare o raggiungere i propri scopi rispondere ad un interrogativo o risolvere un problema riuscire in una buona imitazione stabilire un legame affettivo mantenere il proprio punto di vista sono altrettante soddisfazioni che negli esempi precedenti porranno termine alla condotta specifica suscitata dal bisogno. Si potrebbe cosí dire che ad ogni istante l’azione viene squilibrata dalle trasformazioni che si manifestano nel mondo esterno od interno e ogni nuova condotta consiste non soltanto nel ristabilire l’equilibrio ma anche nel tendere verso un equilibrio piú stabile di quello dello stato anteriore a questa perturbazione.L’azione umana consiste appunto in questo continuo e perpetuo meccanismo di riadattamento o riequilibrio e proprio per tale ragione nelle prime fasi di costruzione le strutture mentali successive determinate dallo sviluppo possono venir considerate come altrettante forme di equilibrio ognuna delle quali è un progresso rispetto alle precedenti. Occorre però comprendere anche che questo meccanismo funzionale per quanto generale sia non spiega il contenuto o la struttura dei diversi bisogni poiché ognuno di essi è relativo all’organizzazione del livello considerato; la vista di uno stesso oggetto per esempio provocherà domande molto diverse in un bambino piccolo ancora incapace di classificazione e in un grande con idee piú ampie e sistematiche. Gli interessi di un bambino dipendono quindi in ogni momento dall’insieme delle nozioni acquisite e delle disposizioni affettive in quanto tendono a completarle nella direzione di un migliore equilibrio.Prima di esaminare in modo particolareggiato lo sviluppo occorre precisare la forma generale dei bisogni e degli interessi comuni a tutte le età. Possiamo dire a questo proposito che ogni bisogno tende 1) ad incorporare le cose e le persone all’attività propria del soggetto quindi ad “assimilare” il mondo esterno alle strutture già costruite e 2) a riadattare queste in funzione della trasformazioni subite quindi “accomodarle” agli oggetti esterni. Da questo punto di vista tutta la vita mentale come del resto la stessa vita organica tende ad assimilare progressivamente l’ambiente circostante realizzando questa incorporazione per mezzo di strutture o organi psichici il cui raggio d’azione diviene sempre piú ampio: la percezione e i movimenti elementari (prensione ecc.) permettono dapprima il possesso degli oggetti vicini e nel loro stato presente piú tardi la memoria e l’intelligenza pratica permettono sia di ricostituire il loro stato immediatamente anteriore sia di anticipare le loro trasformazioni imminenti; il pensiero intuitivo rafforza poi questi due poteri; l’intelligenza logica prima nella forma delle operazioni concrete poi della deduzione astratta compie quest’evoluzione rendendo il soggetto padrone degli avvenimenti piú lontani nello spazio e nel tempo. In ognuno di questi livelli la mente assolve quindi alla medesima funzione che è quella d’incorporare a sé l’universo ma la struttura di tale assimilazione varia variano cioè le forme successive di incorporazione dalla percezione e dal movimento sino alle operazioni superiori.Cosí assimilando gli oggetti l’azione ed il pensiero sono costretti ad aggiustarsi ad essi cioè a ridimensionarsi in seguito ad ogni variazione esterna. Possiamo chiamare “adattamento” l’equilibrio di assimilazioni ed accomodamenti; questa è la forma generale dell'equilibrio psichico; lo sviluppo mentale consisterebbe quindi nella sua progressiva organizzazione in un adattamento sempre piú preciso alla realtà. Studieremo ora concretamente le tappe di questo adattamento.

J. Piaget Lo sviluppo mentale del bambino

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