DAL MITO ALLA FILOSOFIA



La parola mito inizialmente vuol dire racconto, ma indica anche come stanno effettivamente le cose. Quindi l’uomo mitico non vive il mito come una favola, lo vive come la situazione reale in cui egli crede. Il mito è qualcosa di voluto dall’uomo - «io voglio che il mondo abbia questo senso» - e quindi produce il senso del mondo, il significato della protezione divina, e in questa produzione è poetico: si ricordi che la parola «poesia» viene appunto da póiesis, che significa «produzione».
Proprio perché il mito è questa produzione , invenzione, poesia, volontà che le cose stiano in un certo modo, è inevitabile che, a un certo momento, l’uomo non si accontenti più dell’atteggiamento di chi, non guardando la realtà, sogna la realtà – sognare la realtà significa anche sognare il rimedio contro la morte e contro il dolore – e quindi, a un certo momento, l’uomo – e qui possiamo dire il popolo greco – vuole uscire dal sogno. Vuole, cioè, che il rimedio contro la morte e il dolore non sia il contenuto di un sogno, ma qualcosa che non possa essere smentito, che non si possa negare, che abbia cioè una verità incontrovertibile. Questa volontà di uscire dal sogno è la filosofia: la volontà di guardare la verità delle cose, perché il rimedio contro la morte e il dolore sia un vero rimedio, è appunto ciò che noi chiamiamo filosofia.
E. Severino I presocratici e la nascita della filosofia

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