ANTROPOLOGIA PER INSEGNARE

Nell’epoca della deterritorializzazione, dello “spazio cibernetico”, il concetto di patria continua a dare forme alle nostre identità culturali, particolarmente in quelle comunità sottoposte, per una ragione o per l’altra, alla diaspora o al trasferimento. E le voci antropologiche che hanno messo in discussione la “naturalità” della sedentarietà, le loro ricerche che, sia pur timidamente, hanno cercato di dimostrare l’”invenzione” e l’uso politico e manipolatorio di molte tradizioni che fondano culture ed etnie, non sono ascoltate con la dovuta attenzione: soprattutto sono pressoché ignorate dai mezzi di comunicazione di massa e dai nostri programmi scolastici.
Troppo spesso il legame tra un luogo, la memoria e la nostalgia gioca ruoli colmi di ambiguità nell’immaginario collettivo e nella cultura popolare televisiva. A livello letterario questa ambiguità è stata analizzata con grande precisione da Salman Rushdie che in Patrie immaginarie così scrive:
Forse gli scrittori nella mia stessa situazione, esuli o emigrati o espatriati, sono perseguitati dallo stesso senso di perdita, da un forte senso di riappropriazione, di guardare indietro, anche al rischio di venir tramutati in colonne di sale. Ma se guardiamo indietro, dobbiamo farlo sapendo – e ciò genera incertezze profonde – che la nostra alienazione fisica dall’India significa quasi inevitabilmente non essere in grado di recuperare esattamente le cose che abbiamo perduto; e che, in breve, creeremo delle fictions al posto delle vere città o paesi, fictions invisibili, patrie immaginarie, Indie della mente.A livello politico queste “patrie immaginarie” vengono spesso create, enfatizzate e usate per alimentare fra gli esiliati e gli immigrati odi e fazioni, per arruolare truppe e risorse per future guerre tese, forse e in un futuro non ben definito, a riconquistare territori perduti.
M. C. Galli Antropologia per insegnare

Commenti

  1. Ma le due Elena elencate sotto la voce Collaboratori sono persone distinte?

    RispondiElimina
  2. Ho due account perchè non riuscivo a scegliere tra le due immagini con cui mi presento!
    Passa di qui quando vuoi! Buona giornata!

    RispondiElimina
  3. Gentl.ma Elena, ti rigrazio molto, cerchero' di essere sintetico,
    magari scontato,
    sono uno psichiatra (lavoro nei serv. pubblici
    dal'1980, a Torino). Ho partecipato alla chiusura dei manicomi
    (qui' a Torino c'era Collegno, Savonera, e la struttura per le donne,
    in v. Giulio , al centro della citta',nel complesso vi erano oltre le
    3000 persone internate) , ho fin dall'inizio aderito al progetto di
    Basaglia, qui' portato avanti dal Prof. Pirella. La mia generazione ha
    praticamente costruito la rete dei servizi alternativi al manicomio.
    Queste brevi righe per presentarmi. Ho due training in psicoterapia :
    terapia relazionale (detta terapia familiare) e psicodramma junghiano.
    Recentemente , con l'Istituto Superiore di Sanita' mi
    sto occupando di interventi su larga scala per la prevenzione dei
    disturbi depressivi. Ho immaginato come contesto di intervento la
    citta' di Torino (ma puo' essere una qualsiasi citta' , piccola o
    grande che sia) e sto cercando di documentare sul blog- immaginandolo
    come uno strumento di consultazione e d'uso- i fattori di disagio
    (locali , ma anche nazionali) correlabili con lo sviluppo della
    depressione; ma anche gli strumenti di informazione : dai giornali free
    lance a quelli piu' ufficali (La Repubblica o La Stampa) , perche'
    ritengo che la rappresentazione della citta' con i suoi eventi buoni o
    cattivi , piu' e' ricca e piu le persone possono utilizzare le sue
    risorse (da questo punto di vista internet e' un ottimo strumento), le
    chiavi di lettura sono gli indirizzi scientifici e culturali, gli
    occhiali, se vuoi, con cui interpretiamo gli eventi e ne diamo una
    rappresentazione complessiva. Da questa rappresentazione deriva la
    costruzione di una traccia dei nostri percorsi di vita e la tipologia ,
    a seconda dei nostri desideri, dei nostri progetti. Per chi e' depresso
    e' molto importante avere questa rappresentazione in modo articolato;
    sopratutto ritengo che piu' venga stimolata la creativita' piu'
    facilmente , con la dovuta gradualita', si possa uscire dai vicoli
    ciechi nei quali si e' finiti.
    Possono (cosa gia' peraltro nota ed
    usata) , per la soluzione dei problemi, aiutare molto anche i giochi di
    simulazione . Vorrei capire se puo' essere usato anche Second Life ,
    che potrebbe essere, ma non vorei sbagliarmi, tra i giochi virtuali , alla fine, il meno virtuale, ma
    la cosa richiede del tempo.
    Sono ovviamente molto onorato di poter
    collaborare ed attendo nuove.
    Grazie Luigi Morticelli

    RispondiElimina

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